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Spotify critica Kanye West, ma non cancella la sua musica

Spotify critica Kanye West per la tirata antisemitica che a Hollywood lo ha messo all'indice e provocato il boicottaggio di giganti della moda come Balenciaga, Gap e da ieri Adidas. Ma il colosso della musica in streaming si è fermato davanti all'opzione di 'cancellare' dalla sua piattaforma le canzoni del rapper, considerato uno dei più influenti artisti hip hop del nostro tempo. Daniel Ek, il Ceo di Spotify, ha affrontato la controversia in una intervista alla Reuters. Ha messo in chiaro che le frasi del musicista che da un anno si fa chiamare Ye, sono "terribili" ma che la sua musica non viola le politiche del servizio sui messaggi che incitano all'odio. Ek, che in passato è stato al centro di controversie per non aver sospeso il podcast di Joe Rogan, un popolare commentatore no-vax a dispetto delle proteste di luminari della musica come Neil Young e Joni Mitchell, ha aggiunto che spetta a Def Jam di Universal Music, l'etichetta discografica di Ye, decidere se ritirare canzoni che hanno portato il loro creatore a vincere ben 24 premi Grammy. "Parliamo di musica e la musica non viola le nostre politiche", ha detto il capo di Spotify che avrebbe invece censurato Ye se le sue parole antisemite fossero comparse su un podcast o una registrazione. Def Jam detiene il copyright sulla musica di Kanye West fino al 2016, ma il contratto del rapper con l'etichetta è scaduto con l'album del 2021, Donda, intitolato in omaggio alla madre del cantante, morta nel 2007. Non è la prima volta che Spotify si trova davanti al dilemma se ritirare l'opera creativa di musicisti dal comportamento discutibile. Il servizio in streaming ci provò all'epoca del processo contro R. Kelly nel 2018 e 2019 per molestie sessuali cercando di emendare la sua carta per includere tra i motivi della censura le "condotte odiose" da parte degli artisti. La proposta non andò in porto, nonostante l'etichetta di Kelly, RCA, avesse prontamente cancellato il contratto con il cantante. "Non vogliamo fare la parte del giudice o della giuria", aveva proclamato all'epoca Spotify, limitando il bando ai "contenuti che incitano all'odio o alla violenza".


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