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John Lennon: 'Plastic Ono Band', 50 anni fa il primo album solista dopo l’addio dei Beatles

L’11 dicembre 1970 l’ex Beatle pubblica un lavoro legato alla sua vita e ai suoi traumi passati, primo fra tutti quello dell’abbandono e della morte della madre. L’influenza dello psichiatra Arthur Janov, il verso dedicato al suo ormai ex gruppo e la specularità con Yoko Ono: ecco alcune curiosità sul disco inserito da Rolling Stone al 22° posto nella classifica dei più grandi album di tutti i tempi. Traumi, paure, lutti, ma anche tributi e una fiducia incrollabile nell’amore di Yoko Ono. Usciva 50 anni fa - l’11 dicembre 1970 - John Lennon/Plastic Ono Band, il primo album da solista di John Lennon dopo lo scioglimento dei Beatles. Un disco che trasmette l’idea che nulla sarà più come prima, con l’obiettivo di scavare nel passato per capire il presente e il futuro, di distruggere il mondo che è stato per costruirne uno nuovo. Ecco alcune curiosità sul primo lavoro in solitaria del cantautore di maggior successo nella storia delle classifiche inglesi, posizionato da Rolling Stone al 22° posto nella classifica dei più grandi album di tutti i tempi.


L’INFLUENZA DELLO PSICHIATRA ARTHUR JANOV

L’album John Lennon/Plastic Ono Band è fortemente influenzato dalla frequentazione di 4 mesi che Lennon ebbe a Los Angeles con lo psichiatra americano Arthur Janov. Il medico, nel libro The Primal Scream, spiegava la necessità di rivivere i propri traumi infantili usando la terapia dell'"urlo primario", per liberarsi dei demoni del passato e costruire al meglio la propria vita da adulti.

IL LUTTO PER LA MADRE

Fra i traumi infantili che John Lennon affronta nell’album c’è quello dell’abbandono e della successiva morte della madre, avvenuta 12 anni prima. Sono due le canzoni dedicate a questo tema: la prima, Mother, apre il disco e inizia con il suono dei rintocchi di una campana a morto. La seconda, My Mummy's Dead, è invece l’ultima delle tracce - come a voler chiudere un cerchio - ed è registrata in modo amatoriale con un registratore portatile a Bel Air, a casa del dottor Janov. La madre di Lennon lo abbandonò quando aveva cinque anni, tornò quando lui era un ragazzo ma morì poi in un incidente stradale.


IL VERSO DEDICATO AI BEATLES

Nel disco trova spazio anche lo scioglimento dei Beatles, avvenuto da poco. Nel brano God, Lennon canta: “Non credo a Elvis, non credo a Zimmerman (il vero nome di Bob Dylan ndr.), non credo ai Beatles (...) ero il tricheco, ma ora sono solo John, così, cari amici, la vita continua, il sogno è finito".


IL TRIBUTO A CURTIS MAYFIELD

È invece un tributo al cantante afroamericano Curtis Mayfield, una delle grandi ispirazioni di Jimi Hendrix, la canzone soul Hold On.


WORKING CLASS HERO

C’è anche un tocco del Lennon politico in John Lennon/Plastic Ono Band: è nel brano Working Class Hero, in cui il cantante parla dell’appartenenza alla classe operaia. Una canzone importante per lui: la registrò più di 100 volte prima di essere soddisfatto.


LA COPERTINA “DOPPIA” CON YOKO ONO

Il disco venne realizzato in contemporanea al debutto discografico di Yoko Ono, l’album avant garde Yoko Ono/Plastic Ono Band. E, come i titoli, anche le copertine sono speculari: su quella dell’artista giapponese è lei che è sdraiata addosso a Lennon, su quella dell’ex Beatle è il contrario. La foto è dell’attore Daniel Richter, e nell’edizione originale dell’LP sul retro non c’era l’elenco dei brani ma una foto di Lennon da bambino.


LA REGISTRAZIONE

John Lennon/Plastic Ono Band fu registrato quasi tutto ad Abbey Road, tra il 25 settembre e il 25 ottobre 1970, tranne la canzone My Mummy's Dead. Per lo più è inciso in presa diretta senza sovraincisioni. Con Lennon ci sono solo Klaus Voormann al basso e Ringo Starr alla batteria, ai quali si uniscono Billy Preston, al pianoforte in God, e Phil Spector, tastiera in Love.


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