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In conversazione con Marco Di Stefano

Intervista al pianista e compositore italiano che ha da poco lanciato il suo ultimo disco “Multiverse”. Chopin, Scriabin, Schoenberg, Stravinsky e Boulez fra le sue influenze artistiche.


Un artista che ha iniziato presto a studiare e produrre musica in vari generi e stili.

Penso di essere solo all’inizio di un lungo percorso. Da sempre sogno di diventare compositore e di farne la mia unica attività, ma in realtà dedico la maggior parte del mio tempo alla mia attività di informatico e nei passati anni ho molto investito in questo percorso.

Ciao, sei un compositore attivo e riconosciuto. Puoi spiegarci come sei riuscito a far diventare la musica il tuo lavoro? Qual è il tuo background musicale?

Penso di essere solo all’inizio di un lungo percorso. Da sempre sogno di diventare compositore e di farne la mia unica attività, ma in realtà dedico la maggior parte del mio tempo alla mia attività di informatico e nei passati anni ho molto investito in questo percorso.

Nonostante tutto trovo il tempo per lavorare a progetti musicali, non ho intenzione di vedere la musica come un lavoro, ma come pura forma d’arte e di espressione.

Ho alle spalle diversi anni di studi musicali in pianoforte e composizione, ma suono anche diversi strumenti principalmente la chitarra e gioco con la batteria e il sax.



Sei sempre stato interessato a comporre? Ricordi il primo pezzo che hai scritto?

Tutto è nato da piccolo intorno ai 10 anni, con la visione del film Ritorno al Futuro, ero ossessionato dalla colonna sonora e ho cominciato a sognare che un giorno ne avrei scritta io una.

Ricordo certamente la mia prima traccia, un inno all’amore adolescenziale, e per omaggiarla l’ho anche registrata e pubblicata diversi anni fa, si trova sul mio canale Spotify con il nome “A day of ordinary love”, il video può essere visionato qui https://www.youtube.com/watch?v=LUr-2FZyIQU


Michael ci svela...

Mi ritengo piuttosto eclettico perché le mie influenze vanno dalla musica Black Metal, passando per il rock e la musica classica.

Cosa o chi ti ha influenzato di più?

Mi ritengo piuttosto eclettico perché le mie influenze vanno dalla musica Black Metal, passando per il rock e la musica classica. Di quest’ultima le più grandi influenze vengono da romantici come Chopin e Scriabin, da compositori moderni come Schoenberg e Stravinsky e per finire contemporanei come Pierre Boulez e Luc Brewaeys (con cui ho avuto l’onore di studiare composizione).



Qual è il tuo processo creativo? Da dove e come inizi?

Tutto inizia da un’immagine. Mi piace trascrivere emozioni, quindi le cerco nelle cose intorno a me, nelle storie quotidiane, libri o opere d’arte.



Hai recentemente pubblicato il tuo nuovo lavoro “Multiverse”. Cosa ci puoi dire in merito?

Si tratta di una trasposizione in musica dei versi della poetessa Lucilla Trapazzo. Mi sono cimentato con una scrittura sincronizzata ai testi e alla lettura. È stato molto interessante. Nell’album ho pubblicato due tracce in cui si ascolta anche la lettura delle poesie, ne pubblicherò altre sul mio canale YouTube in quanto tutte sono state scritte per muoversi insieme alla voce di Lucilla.



...il genere di film per cui vorrei comporre sono più dei film introspettivi che i grandi block buster per i quali la musica tende molto a stereotiparsi.

La tua musica è molto cinematografica. Vorresti comporre colonne sonore per film?

Certamente questo è il mio fine ultimo :)

Anche se il genere di film per cui vorrei comporre sono più dei film introspettivi che i grandi block buster per i quali la musica tende molto a stereotiparsi.

Non potrei lavorare in un progetto in cui mi si chiede soltanto di fare una traccia simile ad un'altra.



E qualche progetto in cantiere di cui puoi parlarci?

Vorrei riprendere un lavoro iniziato tempo fa, inspirato da un libro. Ma in realtà mi sto concedendo una pausa. Tipicamente dopo una buona pausa viene sempre una grande idea.




Bio artista

Si approccia al pianoforte in tenera età inseguendo il suo istinto compositivo e iniziando da li un percorso decennale di studi di tecnica pianistica e composizione orchestrale con tre distinti maestri quali Giovanni D'Aquila a Palermo, Adriano Guarnieri a Bologna e Luc Brewaeys a Bruxelles. Il suo stile è semplice, strutturato e narrativo. Ogni sua composizione nasce per raccontare una storia e questa sua predisposizione verso la musica narrativa lo porta a collaborazioni artistiche con pittori, fotografi e scrittori, alla ricerca del perfetto connubio fra opera musicale e arte.




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