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In conversazione con Marcello Liverani

Intervista all'artista sardo che ha da poco lanciato il suo ultimo disco "how to fall down/below the surface".


Un artista che ha iniziato presto a studiare e produrre musica in vari generi e stili.

Il mio background è essenzialmente quello della cosiddetta musica d’arte d’avanguardia. Amo molto la sperimentazione e tutta la musica del primo e secondo ‘900. Anche se ho lavorato (e lavoro tuttora) anche nel rock.

Ciao, sei un compositore attivo e riconosciuto. Puoi spiegarci come sei riuscito a far diventare la musica il tuo lavoro? Qual è il tuo background musicale?


Ciao! La musica in qualche modo ha sempre fatto parte della mia vita. Non mi sono proprio dato una “via d’uscita”. Nel mio percorso ha sicuramente avuto un ruolo l’aver seguito studi musicali accademici. Questo mi ha calato sin da giovanissimo in un ambiente in cui la musica era vista come una professione e non certo come un hobby o un’attività secondaria. Il mio background è essenzialmente quello della cosiddetta musica d’arte d’avanguardia. Amo molto la sperimentazione e tutta la musica del primo e secondo ‘900. Anche se ho lavorato (e lavoro tuttora) anche nel rock ( sia come performer che come insegnante) con particolare attenzione sia per le tastiere che per il canto.

Per quanto riguarda la mia attività compositva più recente, invece, devo dire che è stata una evoluzione di queste mie due anime ( sperimentale e rock) che mi ha portato verso un genere più vicino alla musica per il cinema. Da qui la sorpresa di ritrovare un rapporto con un pubblico più ampio che, devo dire, mostra di apprezzare ciò che scrivo e la cosa mi fa immensamente piacere.


Sei sempre stato interessato a comporre? Ricordi il primo pezzo che hai scritto?


Sin da bambino. Ricordo che mi ero fatto regalare una tastiera con la quale scrivevo piccole melodie: trascorrevo in questo modo gran parte del mio tempo. Intorno ai 9 anni scrissi quello che forse si può considerare il mio primo brano: un collage di piccole melodie dal sapore medevale che, anni dopo, riutilizzai quasi per gioco per le musiche di uno spettacolo teatrale.


Marcello ci svela...

Solitamente parte tutto da un suono. Un timbro che “vesto” con delle armonie. Il suono puro ha una poetica profonda ed intima che però difficilmente riesce a raggiungere l’ascoltatore.

Cosa o chi ti ha influenzato di più?


Ci sono due grandi filoni a cui mi sono appassionato sin da ragazzo.

Il primo è quello della musica colta del primo ‘900. Opere come La sagra della primavera di Stravinskij o La Mer di Debussy sono state per me fondamentali.

Il secondo è rappresentato dalla psichedelia ed il progressive del primo periodo. Ho amato molto album come “The piper at the gates of dawn” dei Pink Floyd per citarne uno. Direi che in entrambi i casi il fattore accomunante è proprio la ricerca timbrica ed il senso di un altrove che la musica restituisce.



Qual è il tuo processo creativo? Da dove e come inizi?


Solitamente parte tutto da un suono. Un timbro che “vesto” con delle armonie. Il suono puro ha una poetica profonda ed intima che però difficilmente riesce a raggiungere l’ascoltatore. Se questo suono mi parla e sento che può esprimere un emozione allora, dopo l’armonia, nasce anche un’idea melodica che è però sempre estensione di quel suono iniziale. Anche i brani per pianoforte solo, che pure hanno un timbro definito, devono parlarmi attraverso il suono, i suoi volumi ed i suoi silenzi, per poter diventare forma.



Hai recentemente pubblicato il tuo nuovo lavoro “How to fall down”. Cosa ci puoi dire in merito?


“How to fall down” è la prima parte dell’album “How to fall down below the surface”.

Tutto il lavoro rappresenta un percorso introspettivo composto da dodici meditazioni ognuna delle quali è uno step verso la consapevolezza. Il progetto nasce da una personale esigenza di “lasciarmi andare”. Sopratutto in un tempo così incredibile come quello che abbiamo vissuto negli ultimi anni riuscire a “lasciarsi cadere sotto la superficie” della quotidianità diventa quasi un’esigenza. Cadere significa anche dimenticare per qualche istante il proprio ego ( Where I come to an End, ultimo brano dell’Ep). Tutto il disco risulta piuttosto differente rispetto ai miei lavori precedenti. Sicuramente per via del sound più cupo ed intimista ma anche per la scrittura, l’uso di forme aperte o bipartite e di accostamenti tematici per contrasto piuttosto che uno sviluppo graduale.


La musica prende un sapore differente quando associata alle immagini. Anche le immagini vengono percepite in maniera diversa a seconda della musica associata. Trovo questo fatto davvero affascinante.

La tua musica è molto cinematografica. Vorresti comporre colonne sonore per film?


Si mi piacerebbe molto. La musica prende un sapore differente quando associata alle immagini. Anche le immagini vengono percepite in maniera diversa a seconda della musica associata. Trovo questo fatto davvero affascinante. Anche in considerazione del fatto che la musica, quando accompagna un film, deve sapersi destreggiare tra “presenza” e “trasparenza”. A volte deve riuscire a sottolineare dei momenti importanti, essere intensa, ma non rubare la scena alla narrazione. In altri momenti invece deve diventare il legante che dona un’impronta e un carattere imprimendosi nella memoria.



E qualche progetto in cantiere di cui puoi parlarci?


La prossima tappa è l’uscita dell’intero disco il 22 luglio anche in versione fisica ( Cd e Vinile) pubblicati dall’etichetta Blue Spiral Records. Successivamente vorrei riprendere un progetto che avevo appena accennato nel mio disco Shapes. Si tratta delle “Lo-Fi piano tapes” ovvero brani per pianoforte ed elettronica su tape. Ciò che più mi affascina delle texture del tape è la sua capacità di “fermare il tempo”. Insieme al freezing ed al reverse sui suoni di pianoforte si possono ottenere sonorità davvero stranianti e bellissime.


BIO ARTISTA

Marcello Liverani è un compositore, producer e interprete nato a Cagliari. La sua musica combina elementi acustici, derivati ​​dal genere Modern Classical, musica elettronica, ambient, elementi beat e sfumature talvolta sperimentali derivate dal suo background. È un artista eclettico attivo anche come insegnante di canto e direttore di coro, come cantante ha pubblicato due album sotto il nome "Reverse Context". Ha studiato composizione nel Conservatorio della sua città natale e dopo la laurea ha studiato nelle accademie europee con compositori come I.Fedele, A. Corghi, H Dufourt e T. Hosokawa. Dopo aver conseguito un Master in Composizione presso l'Accademia di S. Cecilia di Roma, ha ricevuto riconoscimenti e premi per le sue opere vocali, per ensemble e orchestrali, che sono state eseguite in sedi e festival come il Parco della musica a Roma, il “Festival de Acanthes” a Metz e presso la Biennale di Venezia, dove nel 2012 è stato selezionato anche per una residenza artistica. Il suo obiettivo principale nella musica è esprimere il profondo bisogno di abbracciare la semplice poesia della vita attraverso la natura stessa del suono.



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